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Meningite fulminante, maestra muore in poche ore: i sintomi da non sottovalutare

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Una comunità intera è stata travolta dallo sgomento a Montichiari, in provincia di Brescia, a seguito della tragica morte di Mira Jovovic, un’educatrice di 53 anni molto nota e stimata. La donna, che lavorava presso la scuola dell’infanzia e asilo nido San Giovanni Battista nella frazione di Vighizzolo, è deceduta in poche ore a causa di un caso sospetto di meningite batterica fulminante.

L’evento ha attivato immediatamente la macchina dell’emergenza sanitaria locale per scongiurare qualsiasi rischio di contagio. Secondo le ricostruzioni, la maestra aveva lavorato regolarmente venerdì, trascorrendo la giornata a contatto con i bambini. Nel corso del pomeriggio e della serata, tuttavia, aveva iniziato ad avvertire i primi sintomi, tra cui febbre alta e un forte mal di testa. Le sue condizioni si sono aggravate rapidamente nel giro di pochissime ore, rendendo necessario il ricovero urgente in ospedale, dove purtroppo la cinquantatreenne è deceduta.

A seguito del sospetto clinico di infezione batterica, l’ATS di Brescia si è mossa tempestivamente in collaborazione con il Comune e la direzione scolastica. È stata avviata un’indagine epidemiologica per mappare tutti i contatti stretti avuti dall’insegnante nei giorni precedenti. Complessivamente sono state individuate e convocate circa 180 persone, tra familiari, colleghi di lavoro e i bambini frequentanti la struttura, per essere sottoposte alla profilassi antibiotica preventiva. Le autorità sanitarie hanno precisato che nessuno dei contatti convocati ha finora mostrato sintomi della malattia, mentre la scuola è rimasta regolarmente aperta.

Cos’è la meningite batterica fulminante

La meningite batterica è un’infiammazione acuta delle membrane protettrici che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). Sebbene possa essere causata da diversi agenti patogeni, la forma più temuta e potenzialmente epidemica è quella sostenuta dal batterio Neisseria meningitidis (il meningococco), in particolare nei ceppi più aggressivi.

Quando si parla di forma “fulminante”, si descrive un quadro clinico drammaticamente rapido: il batterio invade il flusso sanguigno provocando una sepsi gravissima (meningococcemia). In queste circostanze, l’infezione può evolvere in poche ore. Porta a collasso cardiocircolatorio, insufficienza multiorgano e, nei casi peggiori, al decesso prima ancora che le terapie intensive possano invertire la rotta.

Sintomi e segnali d’allarme

Riconoscere tempestivamente la malattia è estremamente difficile perché, nelle fasi iniziali, i sintomi imitano quelli di una comune influenza o di un malessere stagionale.

Tra i campanelli d’allarme più importanti figurano: febbre alta improvvisa, forte e persistente mal di testa, rigidità nucale (difficoltà o impossibilità di piegare il collo in avanti), nausea e vomito a getto, confusione mentale, sonnolenza estrema o stato di alterazione, sensibilità alla luce (fotofobia), comparsa di macchie cutanee rosse o porpora (nelle forme con sepsi associata, dovute a emorragie sottocutanee).

Come avviene il contagio

Il batterio si trasmette esclusivamente attraverso il contatto stretto e diretto con le secrezioni respiratorie o oro-faringee (tosse, starnuti, baci o condivisione di stoviglie) di una persona infetta, che può essere malata o un semplice portatore sano asintomatico.

Tuttavia il meningococco è un germe estremamente fragile che sopravvive pochissimo nell’ambiente esterno, motivo per cui il contagio richiede vicinanza fisica.

La profilassi

La profilassi antibiotica, come quella attivata tempestivamente a Montichiari, è fondamentale per eradicare eventuali colonie batteriche nel naso e nella gola dei contatti stretti, azzerando il rischio che l’infezione possa trasmettersi ulteriormente.

«Innanzitutto bisogna selezionare molto bene le persone a cui fare la profilassi perché non va fatta a tutti indeterminatamente ma solamente a quei soggetti che sono stati a stretto contatto e per un tempo sufficientemente lungo da configurare una possibilità di contagio», spiega Roberto Cauda, direttore UOC Malattie Infettive Policlinico Universitario A. Gemelli. «In questi casi la profilassi si effettua con farmaci specifici che hanno un’ottima efficacia».

La vaccinazione resta comunque lo strumento di prevenzione primaria più sicuro ed efficace per proteggere la popolazione contro i ceppi più pericolosi di meningococco.

 

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