Le riserve idriche in Sicilia e in Sardegna sono già sotto la media stagionale. I consorzi agricoli del Sud segnalano difficoltà nell’irrigazione con mesi di anticipo rispetto al normale. I sindaci di diverse città costiere stanno già pianificando misure di razionamento per l’estate. Non sono notizie nuove — sono le stesse che leggiamo ogni anno, con numeri leggermente peggiori. Ed è proprio questa progressione lenta e inesorabile a renderla, ai miei occhi, ancora più angosciante della catastrofe improvvisa.

Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici esiste — è stato approvato, aggiornato, presentato in conferenze. Ma tra il piano e la realtà dei fatti — le infrastrutture idriche vecchie, i fondi insufficienti, la burocrazia lenta — c’è una distanza che si misura in anni di ritardo. Nel frattempo, il Mediterraneo si scalda a un ritmo doppio rispetto alla media globale. Siamo il fronte più esposto della crisi climatica in Europa, e a volte ho la sensazione che neanche noi stessi lo abbiamo capito del tutto.