La disinformazione non è una novità — esiste da quando esiste la comunicazione pubblica. Ma la velocità con cui oggi si produce e si diffonde contenuto falso, e la difficoltà crescente di distinguerlo da quello autentico, stanno cambiando qualcosa di fondamentale nel modo in cui le società formano le proprie opinioni e prendono le proprie decisioni collettive. Una democrazia funziona solo se i cittadini possono accedere a informazioni sufficientemente affidabili. Se questo presupposto viene meno, tutto il sistema diventa vulnerabile.

Non ho soluzioni semplici da proporre — e diffido di chi le ha. Quello che sento è la necessità di un investimento culturale e istituzionale enorme nell’educazione al pensiero critico, nel sostegno al giornalismo indipendente, nella regolamentazione delle piattaforme digitali. Tutte cose che richiedono tempo, risorse e volontà politica. Tre ingredienti che, in questo momento storico, sembrano particolarmente scarsi. E nel frattempo, la nebbia cresce.