I mercati chiudono il 2025 ai massimi. Le borse festeggiano. Eppure milioni di famiglie europee faticano ad arrivare a fine mese. Qualcosa non torna.
Come si conciliano queste due realtà? Come funziona un sistema in cui la ricchezza aggregata cresce e la povertà non diminuisce, anzi in alcuni Paesi aumenta? Le risposte tecniche esistono — disuguaglianza nella distribuzione dei guadagni di produttività, erosione del potere d’acquisto dei salari, tagli ai servizi pubblici — ma mi interessa meno la spiegazione tecnica e più la domanda politica: chi ha deciso che andasse bene così?
Chiudo quest’anno con una sensazione di stanchezza e di preoccupazione genuina. Non è pessimismo fine a se stesso — è la lucida constatazione che le crisi del 2025, dalle guerre al clima alla disuguaglianza, non sono eventi naturali. Sono il risultato di scelte precise, fatte da persone precise, spesso nell’indifferenza o nella complicità di chi avrebbe potuto opporsi. Il nuovo anno arriva. E io, francamente, mi aspetto che qualcuno cominci a rispondere di queste scelte.





