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«La letteratura – raccontava Nabokov – non è nata il giorno in cui un ragazzino, gridando “al lupo, al lupo”, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna. È nata il giorno in cui un ragazzino gridò “al lupo, al lupo”, ma non c’erano lupi dietro di lui». Il 4 febbraio del 1857, il paleoantropologo Hermann Schaaffhausen espose per la prima volta, a Bonn, le sue conclusioni su alcune ossa ritrovate in una grotta nella valle di Neander, vicino a Düsseldorf, in Germania. Appartenevano a una “razza selvaggia e barbara di antichi umani”.
Anche se la letteratura forse non è nata ai tempi dei nostri “cugini” neandertaliani – come suggeriva l’autore di Lolita – di sicuro su di loro, negli ultimi anni, sono state scoperte molte cose, che ci fanno presumere che poi così selvaggi non fossero: per esempio usavano utensili per cacciare, si adornavano con piume e artigli, probabilmente dipingevano nelle caverne e forse si curavano persino con medicine primitive. Si estinsero in un lasso di tempo piuttosto breve, circa 40mila anni fa. E la loro scomparsa rimane tutt’ora un mistero.





