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Installare uno store alternativo su Android è da sempre un’operazione scomoda, ma presto potrebbe cambiare tutto. Google ha aperto le iscrizioni al programma Registered App Stores, che promette di rendere tutto più semplice per gli utenti, anche quelli meno esperti. E no, non è una mossa spontanea: nasce direttamente dall’accordo raggiunto tra Google ed Epic Games dopo anni di battaglie legali.
Il funzionamento del nuovo metodo è già emerso in rete. Gli sviluppatori di store di terze parti possono iscriversi volontariamente al programma. Chi lo fa, a partire dal 1° dicembre, offrirà ai propri utenti un’esperienza d’installazione completamente nuova, senza le solite schermate di conferma secondarie. Chi non s’iscrive non vedrà alcun cambiamento rispetto a oggi.
I vantaggi per gli store registrati sono importanti e numerosi: l’installazione delle app con un solo tap, gli aggiornamenti automatici in background e gli indicatori di avanzamento del download, solo per citarne alcuni. In pratica, un’esperienza paragonabile a quella del Play Store ufficiale. Google offre anche accesso anticipato alla documentazione, supporto all’onboarding e nuovi strumenti come l’Android Developer ID API.
C’è però un costo annuale d’iscrizione, e non è l’unica spesa possibile. Se il catalogo di uno store supera una certa soglia di app con malware, scattano commissioni aggiuntive per la revisione. Una clausola che Google giustifica come presidio di sicurezza, ma che di fatto aggiunge un livello di controllo economico sugli store concorrenti.
Per ora il programma è disponibile solo fuori dagli Stati Uniti, su dispositivi con Android 17 QPR2 o versioni successive. L’arrivo negli USA è condizionato all’approvazione definitiva dell’accordo con Epic da parte del tribunale. Come ha dichiarato un portavoce di Google: “Gli store idonei al di fuori degli Stati Uniti possono ora richiedere la registrazione in anticipo rispetto alla nuova esperienza d’installazione semplificata che arriverà agli utenti entro la fine dell’anno.”
Vale la pena ricordare che il sideloading su Android non è mai stato vietato, ma Google lo ha reso storicamente abbastanza scomodo da scoraggiare la maggior parte degli utenti. Questo programma non è dunque un atto di generosità, ma il risultato di una sentenza che ha obbligato l’azienda di Mountain View ad abbassare le barriere. Il fatto che arrivi con un canone annuale e potenziali costi aggiuntivi dice molto su quanto Google voglia davvero che gli store alternativi prosperino.
L’articolo Google semplifica l’installazione di store alternativi su Android, ma c’è un costo da pagare sembra essere il primo su Smartworld.





